Guillaume Pille. Ho semplicemente deciso di progettare quello che mi serviva
Tutti preferiscono suonare su un 4×12, me compreso. Se c'è l'occasione, sì, mi dia un muro di 4×12! Ma posso farlo? Il più delle volte no.
Quella che nel mercato della chitarra chiamiamo innovazione di solito è solo il tentativo di riprodurre fedelmente il suono di un ampli costruito 40 anni fa!
Pille era prima di tutto un chitarrista, e solo dopo un dottore di ricerca in elaborazione dei segnali. Il suo primo apparecchio l’ha inventato perché a casa non riusciva a registrare come si deve il proprio ampli valvolare. Il suono del suo ReVolt si può provare nel nostro plugin gratuito FrostPawAmp o nelle catture NAM del ReVolt.
- Capitolo primo. Organo, metal e una tesi in ottica
- Capitolo secondo. Stagisti a un terzo del salario minimo
- Capitolo terzo. Un siluro lanciato nella crisi
- Capitolo quarto. Sul palco con Johnny Hallyday
- Capitolo quinto. Un cabinato arcade e il lockdown
- Capitolo sesto. ReVolt: tutto torna all’analogico
- Una digressione per ingegneri. L’ampli ci deve credere
- Capitolo settimo. Che ne è stato di Guillaume?
- Epilogo. Il silenzio a tutto volume
- Fonti
Capitolo primo. Organo, metal e una tesi in ottica
Fin da bambino Guillaume Pille vive tra macchine che fanno suono.
A tredici anni scrive brani elettroacustici nello studio di un conservatorio. Lì impara anche a suonare l’organo. La chitarra arriverà dopo.
Poi il metal. Pille suona in diverse band e registra album per i suoi gruppi, e ancora di più per altri gruppi agli esordi.
Primi anni Novanta. Nello studio arrivano i computer. Gli capita di giocare con un sacco di giocattoli fantastici.
E accanto alla musica, la scienza. Nel 2005, a Montpellier, discute la tesi di dottorato in elettronica, optronica ed elaborazione dei segnali, e lavora nella ricerca sulle comunicazioni ottiche. Gli offrono un posto da docente all’università.
Rifiuta.
Più tardi Pille ne scriverà senza sentimentalismi: ha deciso di non fare un sacco di soldi nella ricerca per le telecomunicazioni e di buttarsi nel piccolissimo mercato degli strumenti musicali professionali.
Il motivo è semplice. Ha un ottimo ampli valvolare, un ENGL. E nessun modo di tirarlo al massimo a casa.
Registrando musica a casa, si rende conto di quanto rumore debba sopportare chi gli sta intorno. E non solo loro. Le orecchie di musicisti e tecnici ne fanno le spese, e danni del genere non guariscono.
Una soluzione pronta non c’è.
«Non c’era niente di disponibile, così ho semplicemente deciso di progettare quello che mi serviva.»
I simulatori analogici di altoparlante non gli piacciono. Così prende i primi software per le risposte all’impulso e li combina con un load box analogico. Nasce così l’idea del load box digitale.
Prima la mostra a qualche conoscente, poi la porta sui forum. Vede che c’è del buono. E rischia.
Capitolo secondo. Stagisti a un terzo del salario minimo
Il progetto Torpedo parte nel 2006.
Il primo ad arrivare da Pille è Ivan Cohen, stagista di una scuola di ingegneria. Prima aveva studiato all’IRCAM di Parigi, e più tardi lì discuterà una tesi sulla modellazione in tempo reale degli amplificatori valvolari per chitarra.
Poi arriva Bruno Ferren, laureato all’INSA di Lione, per il tirocinio di fine studi. Scrive il codice per il processore embedded, e lo tengono a guidare lo sviluppo dell’hardware.
Nel gennaio 2008 Pille registra la sua società, OROSYS, per assumere i primi membri della squadra. Lo aiutano la scuola di ingegneria di Alès, Polytech' Montpellier e la regione Linguadoca-Rossiglione.
Quel gennaio la home page del sito dell’azienda offre due tirocini, da febbraio a settembre 2008. Il compito: un prototipo sui processori di segnale SHARC di Analog Devices e su un microcontrollore ARM7. La paga: il 30 per cento del salario minimo. Il luogo: il paesino di Saint-Martin-de-Londres, vicino a Montpellier.
Il marchio si chiama Two Notes. Il nome volutamente non è francese: fin dall’inizio, dice Pille, il mondo intero era il loro terreno di gioco.
Il primo logo: il simbolo dell’infinito con dentro due note. E l’apparecchio si chiama Torpedo perché un siluro va dritto al bersaglio. È questa la linea che Pille dà alla sua squadra: efficienza, e la via più diretta verso l’obiettivo.
Capitolo terzo. Un siluro lanciato nella crisi
Nel marzo 2008, al Musikmesse di Francoforte, Two Notes presenta il Torpedo VB-101 finito. Le consegne sono promesse per maggio.
Arrivano a dicembre.
Dal 4 al 13 dicembre c’è il Torpedo Tour nei negozi francesi: prove gratuite e, in programma, un concerto del chitarrista Kenny Serane. Il lancio ufficiale è il 17 dicembre 2008.
Il momento non potrebbe essere peggiore. «Nel 2008, ai nostri esordi, il mercato era in ginocchio», ricorda Pille. Gli apparecchi costosi si vendono a fatica, e l’azienda fa modelli più economici, per amatori e semiprofessionisti.
Nel gennaio 2009 Pille appare su France 3, nella televisione regionale. Sul sito dell’azienda lascia un breve messaggio. I media amano semplificare e presentarlo come un inventore, ma i prodotti Two Notes sono il frutto del lavoro di una squadra senza la quale l’inventore in questione potrebbe fare ben poco.
I primi a cedere sono i tester. Tristan Klein di Audiofanzine si innamora della scatola al Salon de la Musique et du Son, e il VB-101 comincia a registrare la chitarra per i video test del sito.
Capitolo quarto. Sul palco con Johnny Hallyday
Nel gennaio 2010 Two Notes va per la prima volta al NAMM e ci presenta il modello successivo, il VM-202. Il Torpedo arriva negli Stati Uniti e in Canada.
Nel 2011 esce il primo plugin, il Torpedo PI-101. Il produttore metal svedese Dan Swanö scrive che è di gran lunga il miglior sostituto di un vero cabinet.
Nel 2012 arriva il Torpedo Live: un carico reattivo analogico da 100 watt, più DSP e convoluzione.
A maggio di quell’anno l’azienda si è già trasferita in una zona industriale di Vendargues, in locali più ampi: l’incubatore era diventato troppo stretto per la sua logistica. Ha otto dipendenti.
E poi, una fama inaspettata. Il chitarrista britannico Robin Le Mesurier suona nel tour di Johnny Hallyday con gli apparecchi dell’azienda. L’Arena di Montpellier, e otto persone di Vendargues sono sul palco con Johnny. Invisibili, ma sul palco.
Capitolo quinto. Un cabinato arcade e il lockdown
Poi la gamma cresce: il Torpedo Reload, il pedale C.A.B., il plugin Wall of Sound, il Torpedo Studio. Steve Stevens, il chitarrista di Billy Idol, gira un video su come lavora con il suo Torpedo Studio.
Al Musikmesse 2015 Two Notes porta la serie di preamp valvolari Le Preamp: Le Clean, Le Crunch, Le Lead e Le Bass. La cosa più francese che l’azienda abbia, ed è voluto: Pille aveva voglia di giocare con il cliché francese.
Allo stand c’è un cabinato arcade. Le modalità di editing degli apparecchi si chiamano Arcade e Simulation.
Perché Arcade? A Pille piacciono semplicemente i videogiochi.
Nel 2017 esce il Torpedo Captor, un carico reattivo analogico.
E nel gennaio 2020 il Captor X debutta al NAMM. Arriva in vendita proprio durante il primo lockdown. La gente è chiusa in casa e cerca un modo più semplice per registrare. Il Captor X vince il premio di Sound On Sound come miglior prodotto tecnologico per chitarra del 2020, e Pille lo definisce il primo successo mondiale dell’azienda.
Capitolo sesto. ReVolt: tutto torna all’analogico
Alla fine del 2021 Two Notes toglie dal commercio la serie Le Preamp. Viene riprogettata da zero: il meglio dei tre preamp per chitarra finisce in un’unica scatola.
Nasce così il ReVolt Guitar. Annunciato a maggio 2022, debutta al NAMM a giugno. Era promesso per settembre, ma la produzione si è rivelata più complessa del previsto, e si è deciso di non avere fretta. Il ReVolt va in vendita il 27 dicembre 2022.
Tre canali, ognuno con il suo modello. American Clean è ispirato al Fender Bassman 100. British Crunch al Marshall JMP Super Lead. Modern Lead al Soldano SLO-100, proprio quello della storia di Mike Soldano.
«In realtà si basa su alcuni degli ampli della mia collezione!» dice Pille.
Dentro c’è una sola valvola vera, una 12AX7 che lavora a 200 volt. Il percorso del segnale è interamente analogico: niente di digitale, nessuna elaborazione Torpedo. Per una parte degli acquirenti è una questione di principio; Pille li stima tra il dieci e il quindici per cento. Il ReVolt un firmware ce l’ha, ma serve solo a cambiare canale e ad ascoltare il MIDI. Il suono non lo tocca.
Il simulatore di cabinet analogico del ReVolt è ispirato a un Marshall 4×12 Slash Signature. Già nel 2011 Pille indicava proprio questo cabinet nel suo rig: lo usava sul palco come monitor.
Pille stesso considera il ReVolt un prodotto modesto, di transizione. Però, dice, con il ReVolt un chitarrista può fare a meno di una collezione di ampli.
Una digressione per ingegneri. L’ampli ci deve credere
Fin dall’inizio il Torpedo è stato pensato come una scatola che sostituisce quattro cose: il finale di potenza, il cabinet, il microfono e il preamplificatore microfonico.
Il primo di questi compiti è il più delicato. Senza carico un ampli valvolare si brucia, e un carico non è solo una resistenza.
Un semplice carico resistivo ha un’impedenza fissa di 4, 8 o 16 ohm su tutte le frequenze. È così che l’industria collauda gli ampli in silenzio. Il suono risulta più caldo, e il finale va in saturazione un po' prima. Un carico reattivo riproduce l’impedenza complessa di un vero altoparlante. Il suono è più brillante e più naturale.
Perché conti, l’ha spiegato meglio di tutti Sound On Sound già nel 2010. Più fedelmente è riprodotta la curva d’impedenza, più la controreazione dello stadio d’uscita si avvicina a quella che si avrebbe con un vero altoparlante. E quindi la distorsione delle valvole finali e la sensazione sotto le dita sono quelle a cui il chitarrista è abituato.
Il manuale del Captor lo dice più in breve: l’ampli sarà assolutamente convinto di essere collegato a un vero cabinet.
Dentro il Captor X c’è una vera bobina. Sotto carico canta piano, come se nella scatola fosse nascosto un altoparlante minuscolo. Il manuale rassicura: è del tutto normale. È solo che per la prima volta si sente l’ampli al lavoro, e la cosa può allarmare.
Poi il microfono. Nel menu del Torpedo Studio il chitarrista prende il posto del fonico. Il microfono virtuale si sposta dal centro del cono verso il bordo, fino a tre metri dal cabinet, e perfino dietro. Il parametro Overload aggiunge la distorsione dell’altoparlante stesso, fino al suono di un altoparlante sul punto di rompersi.
La distorsione dell’altoparlante è la parte più costosa del calcolo. La latenza del VB-101 è sotto i cinque millisecondi, come stare a circa un metro e mezzo dal cabinet. Si può ridurre a tre, ma allora l’Overload sparisce.
Poi il DynIR. Ogni cabinet è catturato con otto microfoni veri, con diecimila posizioni davanti al cabinet e diecimila dietro per ogni microfono. Con le normali risposte all’impulso, dice Two Notes, servirebbe una libreria di 160.000 file perfettamente allineati in fase.
Per il volume Two Notes ha provato tre strade. Il Reload dissipa nel carico la potenza dell’ampli e riamplifica il segnale al volume voluto con un amplificatore a transistor pulito. Il Captor taglia semplicemente 20 dB. E il Captor X Pro commuta con dei relè le prese di un autotrasformatore, a gradini, fino al silenzio.
E la parte più divertente. All’inizio a Pille non piacevano i simulatori analogici di altoparlante. Poi Two Notes ha rimesso i suoi cabinet digitali dentro circuiti analogici: il simulatore dei Le Preamp è costruito sul modello digitale, fatto in casa, di un cabinet 4×12 ripreso con un microfono dinamico. Dai Le Preamp questo simulatore è passato nel Captor, e la serie Le Preamp stessa è diventata il ReVolt. E nel 2026 il Capture Studio gratuito della stessa Two Notes fa catture NAM con le reti neurali e cita espressamente il ReVolt tra gli apparecchi che si possono catturare.
Il cerchio si è chiuso.
Capitolo settimo. Che ne è stato di Guillaume?
Two Notes non l’ha mai comprata nessuno. Pille ne è ancora l’amministratore delegato, e secondo il registro delle imprese il presidente della società è la sua holding personale. Ci lavorano tra le dieci e le diciannove persone, oggi a Saint-Gély-du-Fesc, vicino a Montpellier.
Fin dall’inizio più della metà degli apparecchi andava all’estero, e nel 2017 si era già tra l'80 e l'85 per cento.
Pille voleva modellare ampli fin dall’inizio. Il Torpedo, dice, non era il progetto principale, ma solo un modo per mettere in moto la macchina. Anche la tesi di Ivan Cohen sugli ampli valvolari andava in quella direzione.
Ci sono arrivati solo quindici anni dopo. Nel 2023 è uscito Opus, e nel gennaio 2024 GENOME, al posto di Wall of Sound. GENOME era stato promesso per gennaio 2023. Esattamente un anno di ritardo.
La regola dell’azienda: nessun prodotto usa e getta che diventi obsoleto entro tre anni.
Tutto è assemblato senza colla, così che un apparecchio si possa riparare dalla A alla Z. La memoria è scelta con un numero di cicli che basta per decenni. Se un prodotto funziona per quarant’anni, secondo Pille, non è male.
E le persone le sceglie in modo che facciano il loro lavoro meglio di come l’avrebbe fatto lui.
Epilogo. Il silenzio a tutto volume
Anche in questa storia c’è una simmetria.
Un chitarrista metal non poteva tirare al massimo il suo ENGL a casa senza disturbare chi gli stava intorno. E ha costruito una scatola che lascia l’ampli lavorare a tutto volume mentre nella stanza c’è silenzio.
Non gli piacevano i simulatori analogici di altoparlante, e così è passato al digitale. Poi la sua stessa azienda ha rimesso i propri cabinet digitali dentro circuiti analogici.
L’innovazione, dice Pille, di solito è solo cercare di riprodurre fedelmente il suono di un ampli costruito quarant’anni fa. Solo che prima quell’ampli bisogna lasciarlo suonare a tutto volume. In silenzio.
Sul nostro sito, il plugin gratuito FrostPawAmp e le catture NAM del ReVolt rappresentano Two Notes.
Fonti
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OROSYS, la squadra, orosys.fr (2009), copia Wayback Machine, in francese
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OROSYS, la home page con i tirocini, orosys.fr (2008), copia Wayback Machine, in francese
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G. Pille sur France 3 sud, orosys.fr (2009), copia Wayback Machine, in francese
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Torpedo Tour: c’est parti, two-notes.com (2008), copia Wayback Machine, in francese
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Musikmesse: Torpedo, ready to fire, Audiofanzine (2008), in inglese
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Première participation au NAMM, two-notes.com (2009), copia Wayback Machine, in francese
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Dan Swanö, la pagina dell’artista su two-notes.com (2011), copia Wayback Machine, in francese
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Musikmesse 2015 News Release, two-notes.com (2015), copia Wayback Machine, in inglese
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ReVolt Guitar, la pagina del prodotto su two-notes.com, in inglese
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Two notes unleash ReVolt: The Triple Threat, two-notes.com (2022), in inglese
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ReVolt Series retail availability update, us-store.two-notes.com (2022), in inglese
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ReVolt Series: Now shipping!, two-notes.com (2022), in inglese
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ReVolt Series Firmware Update v1.15, two-notes.com (2023), in inglese
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NAMM24: Two notes Unveil GENOME, Sonicstate (2024), in inglese
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Two Notes Introduces Captor X Pro, Premier Guitar (2026), in inglese
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OROSYS nel registro delle imprese francesi, data.gouv.fr, in francese
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Summary of my first NAMM show, The Guitar Channel (2015), in inglese
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Steve Stevens and his Torpedo Studio, two-notes.com (2015), copia Wayback Machine, in inglese